Iperacidità gastrica: sintomi, cause e trattamento

Bruciore, senso di pressione o rigurgito acido: i disturbi gastrici possono avere diverse cause. Cosa si nasconde dietro l’iperacidità gastrica, che ruolo svolge l’alimentazione e quali rimedi casalinghi aiutano in caso di disturbi occasionali?

08.07.2026 Zoe Arnold 6 minuti

Cos’è l’iperacidità gastrica?

La mucosa gastrica produce ogni giorno dai 2 ai 4 litri di succo gastrico. Questo è composto principalmente da acqua, acido cloridrico ed enzimi digestivi. L’acido gastrico scompone il cibo, lo prepara per le successive fasi digestive ed elimina gli agenti patogeni. Il succo gastrico ha un valore di pH compreso tra 1 e 1,5. Per evitare che la secrezione aggressiva attacchi lo stomaco, la parete gastrica si protegge con uno strato di muco. In caso di iperacidità gastrica, la mucosa gastrica produce una quantità eccessiva di acido cloridrico. Il termine medico per questo fenomeno è, appunto, iperacidità.

È importante distinguere tra iperacidità gastrica e reflusso: nel secondo caso, il contenuto dello stomaco rifluisce nell’esofago. Sebbene questa condizione possa essere favorita dall’iperacidità gastrica, più spesso è causata da un disturbo funzionale dello sfintere tra stomaco ed esofago. I disturbi da reflusso possono quindi manifestarsi anche quando l’acidità nello stomaco non è elevata.

Iperacidità gastrica: quali sono i sintomi più frequenti?

L’iperacidità si manifesta nella maggior parte dei casi con fitte o bruciore nella parte superiore dell’addome. Oltre al mal di stomaco, soprattutto al mattino si possono verificare nausea o, nei casi più gravi, vomito.

L’iperacidità gastrica può causare il reflusso e i sintomi ad esso associati, come bruciore di stomaco, con una sensazione di bruciore dietro lo sterno, nell’esofago fino alla gola, o tosse secca. Inoltre, un rigurgito acido frequente altera l’ambiente in bocca e in gola, provocando una sgradevole alitosi.

Buono a sapersi: per alcuni segnali di allarme legati all’eccesso di acido gastrico è necessario un accertamento medico. Se i disturbi sono gravi, persistono per più di due settimane, provocano mal di stomaco persistente o presenza di sangue nel vomito o nelle feci, consultate un medico.

Reflusso e bruciore di stomaco

Il bruciore di stomaco e il rigurgito acido vengono facilmente associati all’iperacidità gastrica. In realtà, però, la causa è il reflusso. Poiché lo sfintere tra stomaco ed esofago non si chiude correttamente, il contenuto dello stomaco rifluisce nell’esofago, irritandone la mucosa. Questo provoca disturbi molto diffusi come bruciore di stomaco e rigurgito acido, tosse secca e alitosi. Il reflusso è favorito, tra le altre cose, dal sovrappeso, da pasti abbondanti o da una gravidanza.

Quali sono le cause dell’iperacidità gastrica?

L’iperacidità gastrica è dovuta a diverse cause. Alimentazione, stile di vita e medicamenti svolgono un ruolo importante:

Alimentazione

Spesso l’iperacidità è causata da cibi grassi, molto speziati o ricchi di zuccheri. Anche le bevande gassate e l’alcol stimolano la produzione di acido gastrico.

Stile di vita

Un’alimentazione frenetica, pasti abbondanti a tarda sera e lo stress prolungato favoriscono l’insorgenza dell’iperacidità. A causa dell’effetto irritante della nicotina, il fumo stimola l’aumento dell’acido gastrico.

Medicamenti

Alcuni medicamenti, in particolare gli antidolorifici come l’acido acetilsalicilico o il diclofenac, possono irritare la mucosa gastrica. Stimolano la produzione di acido gastrico e, in caso di assunzione prolungata, indeboliscono lo strato di muco naturale.

Infezione batterica

Talvolta dietro all’iperacidità gastrica si nasconde un’infezione batterica. Soprattutto il batterio «Helicobacter pylori» induce lo stomaco a produrre acido in eccesso. Allo stesso tempo, attacca la mucosa gastrica protettiva e può quindi causare un’infiammazione dello stomaco (gastrite).

Iperacidità gastrica o intolleranza alimentare?

L’iperacidità gastrica può, seppur non necessariamente, essere accompagnata da disturbi intestinali. Se si manifestano spesso flatulenza o altri sintomi come nausea, crampi addominali o diarrea, si consiglia di effettuare un test per le intolleranze alimentari. Quelle non diagnosticate, come un’intolleranza al lattosio, irritano lo stomaco a lungo. Possono manifestarsi sintomi simili a quelli dell’iperacidità o del reflusso, come ad esempio bruciore di stomaco o senso di gonfiore.

Cosa fare in caso di iperacidità gastrica?

A seconda della causa e dell’intensità dei disturbi, sono disponibili diversi trattamenti. Come prima misura, vale la pena adeguare in modo mirato l’alimentazione e lo stile di vita. Anche i rimedi casalinghi possono offrire un aiuto rapido ed efficace. Se queste misure non danno risultati, si consiglia di sottoporsi a un accertamento medico.

Adeguare l’alimentazione

Un’alimentazione che non affatica lo stomaco permette di migliorare in modo duraturo i disturbi legati all’iperacidità e prevenire nuovi episodi. Alimenti selezionati neutralizzano l’acido gastrico in eccesso e leniscono l’apparato digerente.

  • Integrare cibi leggeri: scegliete alimenti poveri di grassi, poco speziati e facilmente digeribili. Particolarmente indicati sono le verdure verdi, le patate, le carote, il riso, le banane o il pollame magro. Anche il pesce al vapore o i fiocchi d’avena proteggono lo stomaco.
  • Evitare sostanze irritanti: evitate il più possibile cibi piccanti, molto acidi o molto caldi, come ad esempio agrumi, aceto, spezie piccanti e bevande contenenti caffeina. I prodotti zuccherati, i cibi da fast food o l’alcol gravano ulteriormente su uno stomaco già iperacido.
  • Cambiare abitudini alimentari: consumate piccole porzioni distribuite nel corso della giornata. In alcuni casi questo aiuta già a ridurre l’acido gastrico. Prendetevi il tempo necessario e masticate bene: in questo modo favorirete la digestione. Dopo aver mangiato, rimanete per un po’ in posizione seduta con la schiena dritta e non sdraiatevi subito. L’ideale sarebbe consumare l’ultimo pasto della sera 2 o 3 ore prima di andare a letto.

Prestate attenzione ai segnali del vostro corpo: cercate di capire quali alimenti accentuano i sintomi e quali vi fanno bene. Evitate cibi sensibili per il vostro stomaco. Per 1 o 2 settimane, annotate ciò che mangiate e quali disturbi avvertite. In questo modo potrete individuare possibili correlazioni.

Rimedi casalinghi efficaci

Soprattutto in caso di disturbi lievi o occasionali come bruciore di stomaco, pressione allo stomaco o senso di gonfiore, i rimedi casalinghi possono avere un effetto lenitivo, neutralizzante o antispasmodico:

  • Argilla curativa: l’argilla curativa è una polvere solubile fine e può legare in parte l’acido gastrico. Potete mescolarla con acqua o lasciarla sciogliere lentamente in bocca.
  • Tisana alle erbe: anche finocchio, camomilla, cumino o melissa hanno un effetto lenitivo e in molti casi aiutano a contrastare l’iperacidità gastrica. La tisana è indicata inoltre quando i sintomi si manifestano nell’esofago o nella cavità orale e in gola.
  • Gomma da masticare: masticare una gomma stimola la produzione di saliva e favorisce la neutralizzazione dell’acido gastrico nell’esofago. Scegliete gomme da masticare senza zucchero, in quanto questo favorisce la produzione di acido gastrico.

Un rimedio casalingo spesso utilizzato in caso di iperacidità gastrica è il bicarbonato di sodio, contenuto ad esempio nel lievito in polvere. Sebbene il bicarbonato di sodio neutralizzi l’acido gastrico in eccesso, a causa dei possibili effetti collaterali non dovrebbe essere assunto senza aver consultato un medico o un farmacista.

Importante: i rimedi casalinghi non sostituiscono le visite mediche e sono indicati soprattutto in caso di sintomi non acuti di iperacidità gastrica. L’efficacia di questi rimedi varia spesso da persona a persona. Provate i rimedi casalinghi con cautela e d’intesa con uno specialista, prestando attenzione a come reagisce il vostro corpo.

Disturbi gastrici in gravidanza

Spesso nell’ultimo trimestre di gravidanza si soffre di bruciore di stomaco. Da un lato, il progesterone rilassa la muscolatura e indebolisce lo sfintere tra stomaco ed esofago. Dall’altro, l’utero in crescita esercita una pressione sullo stomaco. Entrambi i fattori favoriscono il reflusso. Dopo il parto, questi disturbi della gravidanza spesso scompaiono da soli.

Medicamenti contro l’iperacidità gastrica

Se né gli adeguamenti all’alimentazione né i rimedi casalinghi producono l’effetto desiderato, può essere d’aiuto un trattamento farmacologico con i seguenti medicamenti:

  • Inibitori della pompa protonica (IPP): i cosiddetti gastroprotettori inibiscono determinati enzimi nella mucosa gastrica. Di conseguenza, una terapia IPP riduce a lungo termine la formazione di acido gastrico. Gli inibitori della pompa protonica apportano sollievo soprattutto in caso di bruciore di stomaco intenso o persistente.
  • H2 bloccanti: anche gli H2 bloccanti o antagonisti dei recettori H2 rientrano nella categoria degli inibitori dell’acidità. Impediscono che l’istamina si leghi ai recettori della mucosa gastrica, inibendo così il rilascio di acido gastrico. Gli H2 bloccanti non hanno la stessa efficacia degli inibitori della pompa protonica, ma mostrano i primi effetti più rapidamente.
  • Antiacidi: gli antiacidi sono preparati che neutralizzano chimicamente l’acido gastrico in eccesso. Il loro effetto è rapido. Per questo sono particolarmente indicati per il trattamento a breve termine dei disturbi acuti.

Importante: prestate attenzione a un uso corretto dei medicamenti. Chiedete al vostro medico o farmacista una consulenza dettagliata sugli effetti collaterali e sulle interazioni con altri medicamenti.

Iperacidità gastrica: conseguenze e complicazioni

Se lo stomaco rimane in uno stato di iperacidità per un periodo prolungato, aumenta il rischio di gravi conseguenze per la salute:

  • Irritazione della mucosa gastrica: con il tempo, l’iperacidità attacca la mucosa gastrica. Lo strato protettivo di muco si assottiglia e l’acido gastrico raggiunge direttamente la delicata parete dello stomaco. L’irritazione continua può causare un’infiammazione della mucosa gastrica (gastrite).
  • Danni all’esofago: in caso di debolezza dello sfintere tra esofago e stomaco, il reflusso ricorrente può causare infiammazioni dell’esofago (esofagite da reflusso).
  • Ulcere: una forte iperacidità gastrica per un lungo periodo di tempo può causare danni significativi alla mucosa nello stomaco o nel duodeno. Una volta compromessa la barriera della mucosa, possono formarsi delle ulcere. Queste causano forti dolori e possono provocare vomito o altri sintomi gravi e complicazioni.

Irritazioni o infiammazioni persistenti dello stomaco e dell’esofago aumentano a lungo termine il rischio di gravi alterazioni della mucosa o di cancro. Se la causa dell’iperacidità gastrica o del reflusso non è chiara o se i disturbi non migliorano nonostante un’alimentazione adeguata e un cambiamento dello stile di vita, si consiglia un accertamento medico. Una diagnosi precoce vi aiuterà ad agire in modo mirato e a evitare disturbi a lungo termine.

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