Panoramica

Resilienza contro lo stress

Lo stress non è questione di destino. L’esperta di resilienza Patricia von Moos ci spiega qual è il modo migliore per affrontare lo stress.

Patricia von Moos, master e laurea in consulenze sulla carriera presso l’istituto di psicologia applicata (HAP), specializzata in medicina preventiva e sociale e istruttrice di resilienza.


Signora von Moos, perché alcuni riescono a gestire lo stress meglio di altri?
Sicuramente esistono persone che, sin dalla nascita, sono attrezzate geneticamente in modo migliore rispetto ad altre per affrontare lo stress. Tuttavia siamo anche in grado di modificare ciò che la vita ci ha insegnato su stress e difficoltà.

Anche da adulti?
Certo, ma è importante procedere a piccoli passi. Molti sono impazienti e vogliono andare avanti rapidamente.

Serve di certo una grande forza di volontà.
La volontà è indubbiamente una componente del processo. Ma credo sia più decisivo avere la motivazione e dare un senso al cambiamento.

E come si impara la resistenza psichica, ovvero la resilienza?
La resilienza è un approccio che ruota attorno alle risorse. Quindi da una parte cerchiamo di capire di quali fattori di protezione disponiamo già, mentre dall’altra alleniamo un nuovo fattore di protezione, in grado di fornirci il supporto migliore in situazioni stressanti.

Quali sono i fattori di protezione?
Ad esempio la capacità di vivere il momento, o l’atteggiamento realistico-ottimista di fronte alle cose, al posto di quello negativo. Oppure l’essere pronti a prendersi cura dei rapporti con regolarità, anche quando aumenta la pressione sul lavoro.

Ed è possibile apprendere tutti questi comportamenti?
Certo che sì. Le reazioni in caso di pressione, stress e difficoltà sono comportamenti che abbiamo appreso. Se ci troviamo in una situazione di stress, essi si attivano automaticamente. Ogni comportamento appreso può essere cancellato.

Ma come funziona concretamente?
Negli ultimi anni i neuroscienziati hanno dimostrato che i modelli comportamentali acquisiti restano impressi nelle reti neuronali cerebrali. Esercitando nuovi modelli, si creano nuove connessioni che chiamiamo «percorsi neurali». Quando affrontiamo lo stress, abbandoniamo il percorso principale e ne percorriamo uno nuovo: quello di un comportamento privo di stress.

È possibile farlo da soli o serve un supporto?
Nella maggior parte dei casi non è necessario ricorrere a consulenze prolungate o terapie. È utile scoprire di quali fattori di protezione disponiamo già e quali ci mancano. Il coaching offre supporto nell’analisi dei propri fattori di protezione. Poi si decide quale fattore di protezione (uno alla volta) si desidera sviluppare. Di solito è quello che viene a mancare più spesso nelle situazioni di stress.

E quando lo si trova?
Quando lo si trova si inizia ad allenare un nuovo modello comportamentale in grado di rafforzare tale fattore di protezione. E a un certo punto il vecchio modello negativo si disattiva, mentre si automatizza quello nuovo e positivo.

Quanto tempo ci vuole?
È molto soggettivo. Dipende da quanto si soffre e da quanto si è pronti ad abbandonare la propria comfort zone.

Cosa bisogna fare per consolidare il modello comportamentale appreso?
Una volta appreso e automatizzato, ci sono ottime probabilità che sia permanente.

Interessante, sembra facile.
Sì, lo è. Di fronte allo stress è importante dire a se stessi: «Le cose stanno semplicemente così». Molti pensano di dover immediatamente trovare una soluzione, ma è più ragionevole tentare prima di ritrovare l’equilibrio interiore, riflettendo sui propri sentimenti e cercando di accettarli. L’accettazione è un fattore di protezione importantissimo. Appena si inizia a opporre resistenza e a pensare: «Perché sto reagendo così? Non va bene, non devo farlo!», le cose si complicano. Quando opponiamo una resistenza interna, alcune aree del nostro cervello non sono più disponibili per la ricerca costruttiva di soluzioni.

Quindi non dobbiamo sempre essere forti?
La forza si dimostra con l’accettazione. L’autocritica non fa altro che rafforzare lo stress. L’autocompassione invece ci aiuta. Ogni tanto dobbiamo anche pensare: «Eh sì, è davvero un peccato, mi capisco. Devo ascoltarmi da vicino e comprendere cosa posso fare». Ad alcuni può sembrare vittimismo, ma l’effetto che sortisce è esattamente l’opposto. Non siamo più vittime in questo caso, ma artefici della nostra vita.

Qual è il messaggio più importante che desidera dare alle persone che vogliono proteggersi dallo stress?
Rafforzate il sistema immunitario della vostra psiche! Imparate a distinguere tra le difficoltà gestibili e quelle ingestibili. Esistono difficoltà esterne, causate a volte anche dalla società, che un singolo individuo non può modificare. Quindi è più importante concentrarsi su quelle interiori.

Sono davvero molto più semplici da gestire?
Penso di sì. Con le strategie giuste è possibile eliminarle al 100% attraverso una percezione corretta di sé e l’autoregolazione.

Sa molto di autocontrollo. Dobbiamo temprarci?
Assolutamente no. Le persone resilienti non sono temprate, bensì flessibili. Tutto ciò che è rigido si spezza se sottoposto a pressione e sollecitazioni. Ciò che è elastico, invece, è in grado di adattarsi. Le persone molto resilienti riescono, grazie a questa elasticità, a portarsi all’altezza di difficoltà che spezzerebbero le persone più rigide.

«Le persone resilienti non sono temprate, bensì flessibili.»

Quindi non temprati, ma capaci di adattarsi. È più sano?
In un mondo che corre come il nostro, in cui ogni giorno si verificano dei cambiamenti, indubbiamente sì. Adattarsi non significa piegarsi. Le persone resilienti riescono semplicemente ad adeguarsi a condizioni nuove con meno difficoltà, senza perdersi e rimanendo fedeli a se stesse.

Ma come funziona concretamente?
Immaginate di ricevere nuove istruzioni dal vostro superiore, istruzioni che d’ora in poi dovrete seguire e che non condividete. Potete scegliere: infuriarvi e concentrarvi sulle conseguenze negative che comportano per voi queste nuove istruzioni, oppure assumere un atteggiamento resiliente, quindi cercare di pensare ai possibili lati positivi per voi e la vostra quotidianità lavorativa e al comportamento che potrebbe tornarvi utile per far sì che queste nuove istruzioni vadano a vostro vantaggio. Ecco la flessibilità: riuscire ad assumere un atteggiamento flessibile e costruttivo di fronte al cambiamento.

Le persone resilienti sono più felici?
Non giungerei direttamente a questa conclusione. Le persone resilienti sanno cosa serve nelle situazioni difficili e lo mettono in pratica. Questo atteggiamento permette loro di gestire le difficoltà con maggiore facilità e tale consapevolezza dà loro calma interiore, forza e fiducia.

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