Prudenza con i «superfood»

Goji-Beeren, CBacche di Goji, semi di chia o kale e altri prodotti commerciati come «superfood» sono spesso considerati dei toccasana per la salute e la linea. Tuttavia, la loro presunta efficacia non regge un’analisi scientifica. I nutrienti contenuti nei «superfood» si ritrovano anche in prodotti naturali locali equivalenti. Perché, allora, non guardare al proprio orticello?

13.02.2017

Sapevate che non esiste una definizione precisa del concetto di «superfood» e che questo non è contemplato dalla legge? La scelta dei cosiddetti superfood è vastissima e continua a crescere incessantemente. Si tratta di tante tipologie di alimenti tra cui, tanto per citarne alcuni gruppi, i semi (per esempio quelli di chia), le bacche (per esempio le Açai) o le verdure già note (per esempio il kale, conosciuto anche come cavolo riccio). A questi vengono attribuiti formidabili effetti miracolosi. Si dice che i superfood apportino al nostro corpo una grande quantità di sostanze nutritive vitali contro stanchezza, spossatezza, invecchiamento e persino contro qualsiasi malattia. La maggior parte delle affermazioni non ha alcun fondamento scientifico. Non esistono ad ora prove che confermino la validità della tesi secondo cui il consumo mirato di superfood procurerebbe benefici concreti. Ma un fattore decisivo per la salute dell’individuo è l’intero stile di vita – che comprende oltre all’alimentazione anche l’attività fisica e il relax – e non i singoli prodotti.

Occorre guardare anche con occhio critico il fatto che alcuni superfood arrivano da lontano affrontando lunghi viaggi. Le bacche di Goji provengono spesso dalla Cina, i semi di chia dal Sud America e le bacche di Açai dall’Amazzonia. Ci si chiede il perché siano necessari prodotti che devono affrontare viaggi così lunghi se esistono prodotti che forniscono sostanze simili a quelle del corrispondente esotico. Basti pensare al fatto che i semi di lino locali non hanno nulla da temere al confronto con i semi di chia per quel che concerne il tenore di acidi grassi omega-3. Lo stesso vale per il mirtillo nero rispetto alle bacche di Aronia provenienti da molto lontano e anche per il miglio, che non ha nulla da invidiare alla quinoa.

Stéphanie Bieler, dietista BSc BFH Stéphanie Bieler, dietista BSc BFH

Stéphanie Bieler, dietista BSc BFH

Stéphanie Bieler lavora presso la Società Svizzera di Nutrizione (SSN) a Berna.

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