Desensibilizzazione: ecco come liberarsi delle allergie

Attualmente, è possibile trattare la causa di determinate allergie solo mediante la cosiddetta desensibilizzazione. Come funziona questa terapia? Per quali allergie è indicata? E quali sono i rischi? Facciamo chiarezza.

25.03.2022 Tanja Kühnle 4 minuti

La desensibilizzazione è nota anche con il nome di iposensibilizzazione, vaccino antiallergico o immunoterapia specifica (ITS). Tale terapia consente, attraverso un training mirato, di abituare il sistema immunitario all’allergene, ovvero la sostanza che induce la reazione allergica. 

Come funziona la desensibilizzazione?

In caso di allergia, il nostro sistema immunitario reagisce in modo eccessivo a una sostanza di per sé innocua. Si manifestano sintomi quali lacrimazione, dispnea e, nei casi peggiori, persino arresto cardiocircolatorio. Attraverso la terapia desensibilizzante si tenta di influenzare il sistema immunitario affinché non abbia più queste reazioni eccessive. In particolare, si abitua lentamente il corpo all’allergene.

Per prima cosa un medico esegue un test allergologico in modo da individuare l’allergene. Dopodiché il sistema immunitario viene esposto ripetutamente all’allergene in quantità progressivamente crescenti. Questa è denominata fase di induzione. Raggiunto il dosaggio massimo individuale, si prosegue con la somministrazione di mantenimento mensile. Questa è la cosiddetta fase di mantenimento. La reazione allergica dell’organismo può provocare effetti collaterali durante entrambe le fasi. Nel testo sottostante trovate maggiori informazioni a proposito.

Una desensibilizzazione può dirsi riuscita quando i disturbi legati all’allergia diminuiscono nettamente o, nel migliore dei casi, non si manifestano più. Le probabilità di successo sono buone: la terapia è efficace nell’80% circa dei casi. Ciononostante l’esito positivo non è garantito.

Quali tipi desensibilizzazione esistono?

Si distingue tra due diversi tipi di desensibilizzazione: nell’immunoterapia subcutanea (SCIT) gli allergeni vengono iniettati sotto la pelle, ad esempio nella parte superiore del braccio. Nell’immunoterapia sublinguale (SLIT) la sostanza viene assunta sotto la lingua, sotto forma di pastiglie o gocce. 

Chi esegue il trattamento?

La terapia desensibilizzante deve essere prescritta da un allergologo. Il trattamento, invece, può essere effettuato da un medico generale o un pediatra con esperienza in questo campo.

Per quali allergie è indicata la terapia desensibilizzante?

La desensibilizzazione è indicata nel trattamento di reazioni eccessive verso i seguenti allergeni:

  • polline
  • acari della polvere
  • muffe
  • animali, ad esempio pelo di gatto
  • veleno di api e vespe

Si tratta di cosiddette allergie di tipo I, ipersensibilità immediata. Come suggerisce il nome, in questo tipo di allergie il sistema immunitario reagisce all’allergene molto velocemente, nel giro di pochi secondi o minuti.

Le allergie da contatto, causate ad esempio dal contatto con nichel o arnica, non possono essere trattate con la terapia desensibilizzante. Questo tipo di allergie, infatti, ha cause immunologiche differenti rispetto a quelle di tipo I.

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In quali casi è controindicata la terapia desensibilizzante?

È l’allergologo a stabilire se la desensibilizzazione sia un’opzione praticabile. Tra i criteri di esclusione più comuni figurano, ad esempio, l’inizio del trattamento in gravidanza, malattie cardiovascolari, assunzione di betabloccanti, gravi malattie autoimmuni o asma incontrollata. 

Quanto dura il trattamento?

Generalmente la terapia desensibilizzante dura tre anni, ad esclusione delle allergie al veleno di insetti. Di norma, il trattamento dell’allergia al veleno di vespa o ape dura dai tre ai cinque anni. 

Quali sono i rischi associati alla terapia desensibilizzante?

La desensibilizzazione può causare diversi effetti collaterali.

Gli effetti lievi comprendono stanchezza e reazioni allergiche quali starnuti o lacrimazione. Inoltre, possono verificarsi arrossamento, rigonfiamento o prurito nel punto di iniezione.

Gli effetti collaterali gravi comprendono orticaria diffusa su tutto il corpo, ovvero comparsa di pomfi rilevati, rossi e pruriginosi, oppure un ingrossamento a livello del collo. Entrambi gli effetti sono trattabili.

Lo shock anafilattico, ossia l’effetto collaterale più grave, si manifesta raramente. Questo tipo di reazione allergica può causare un arresto cardiocircolatorio e respiratorio. Pertanto, nell’ambulatorio devono sempre essere presenti farmaci di emergenza. 

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