Settembre 2016

Testimonianze di persone con disagio psichico

I disturbi psichici sono tra le malattie più diffuse in Svizzera. Secondo l’Osservatorio svizzero della salute, circa il 17 percento della popolazione soffre di una o più psicopatologie. Quattro persone colpite raccontano della loro malattia, come ci convivono e cosa li aiuta a guarire. Con il loro racconto vogliono dare coraggio agli altri.

Conny Grossenbacher (52 anni), professione: gerente di un’osteria, diagnosi: attacchi di panico

«Ho avuto il primo attacco di panico quindici anni fa, come un fulmine a ciel sereno: difficoltà respiratorie, sensazione di costrizione al petto, tachicardia, vampate di sudore. I risultati dell’ECG al pronto soccorso erano nella norma. Al secondo attacco, la stessa diagnosi. Fisicamente era tutto a posto, ma gli attacchi non cessarono. Si ripresentavano ogni giorno. Con il tempo mi isolai sempre di più. Una conoscente mi consigliò di rivolgermi al Zentrum für Angst- und Depressionsbehandlung (Centro per il trattamento dell’ansia e della depressione) di Zurigo. Rimasi scioccata dal fatto che potesse trattarsi di un problema psicologico. Sono sempre stata una persona con i piedi per terra! Per fortuna iniziai subito una terapia. I colloqui e i medicamenti mi hanno aiutata. Ho imparato a gestire gli attacchi e ho anche capito quanto sia importante prendersi del tempo libero, facendo un giro in moto, leggendo un libro, ascoltando della musica. Le cause non sono mai state stabilite con certezza. Forse è stato lo stress. Quando avverto un attacco, faccio qualche bel respiro profondo. Ora so che non è qualcosa di mortale.»

(Solo in tedesco)



Hans Schmied (56 anni), professione: ex-albergatore, diagnosi: disturbo post-traumatico da stress

«Prima dell’incidente nel 2003 facevo l’albergatore. Sapevo quel che volevo ed ero impegnato in politica. Ero un uomo d’azione. Dopo l’incidente in galleria – dove due TIR sono venuti a scontrarsi con la mia macchina e io ho avuto paura di morire – è cambiato tutto. Da allora, la mia esistenza era dominata da incubi, paura, brividi, tachicardia, mancanza di desiderio sessuale, sensazione di impotenza e dolori fisici. Sono stato costretto a vendere l’albergo. Non provavo più gioia nella mia vita. A causa delle depressioni con pensieri suicidi sono dovuto andare in clinica undici volte. Oggi mi sento di nuovo più forte. In gran parte è dovuto alla terapia <recovery>, che fa leva sulle proprie forze. Mi incoraggia a tal punto da far tornare fuori l’uomo d’azione che c’era in me una volta. Sto frequentando il corso di perfezionamento per diventare esperto in supporto tra pari, con cui posso aiutare altre persone affette da malattie psichiche nella loro convalescenza. Per riacquistare le energie, vado a pescare. Non importa se non pesco niente. Stare in mezzo alla natura mi fa bene.»

(Solo in tedesco)



Silvie Hofmann (38 anni), professione: impiegata di banca, diagnosi: disturbi ossessivi accompagnati da depressione

«Oggi canto nel coro gospel, leggo, cucino e vado anche agli eventi all’aperto.

Riesco ormai a far tutto quello che mi dà gioia. Non è sempre stato così. In passato, le mie ossessioni dominavano la mia vita a tal punto da non sapere cosa significasse la parola tempo libero. Da molti anni soffro di diversi disturbi ossessivi. Uno di questi è il bisogno compulsivo di lavarmi. Spesso mi facevo la doccia talmente a lungo da finire tutta l’acqua calda. Ad aiutarmi è stata la terapia comportamentale ambulatoriale. Sono stata confrontata con tutto quello che innesca in me l’ansia di poter essere contaminata e che mi spinge a mettere in atto rituali ossessivi. Come, per esempio, gli escrementi dei cani. Dovendo raccogliere gli escrementi con un sacchetto ho imparato che pur facendolo non mi sporco. Oltre alla terapia, mi hanno aiutato anche il mio umorismo e il mio atteggiamento aperto nei confronti di questo tema che urta il senso del pudore. Oggi mi sento bene. So come gestire la mia malattia. Sono orgogliosa di essere riuscita a intraprendere questo cammino.»

(Solo in tedesco)



Jürg B. (31 anni), professione: infermiere, diagnosi: tossicodipendenza

«A giugno sono stato quattro settimane in terapia di disintossicazione. È stata la prima volta e sarà anche la mia ultima. In terapia ho riscoperto il piacere di disegnare. A parte mia moglie, non sapeva nessuno della mia dipendenza. Era iniziata a vent’anni. Come tanti altri tossicodipendenti, ho sempre lavorato ed ero ben integrato nella società. Mi cadde il mondo addosso quando persi il lavoro: rubavo medicamenti per il mio uso personale. Ammettere la mia dipendenza è stato un passo enorme. Altrettanto difficile è stato accettare aiuto. Ricevere cosi tanta comprensione da parte di tutti mi dà forza.»

Zeichnung Jürg B.

Jürg B. ha dipinto questi quadri durante la terapia nella clinica di disintossicazione.

*Nome cambiato