Settembre 2016

Burn-out – prevenirlo, riconoscerlo e curarlo

All’inizio ci sono una forte volontà a impegnarsi nel lavoro e un desiderio smanioso di perfezionismo, che nel tempo sfociano in uno stress cronico, per poi finire con il totale sfinimento, forse persino depressione e pensieri suicidi. Il burn-out è la sindrome del nostro tempo. Ma lo si può prevenire e terapizzare. La Dott.ssa Edith Holsboer-Trachsler rivela come.

In passato si parlava della «malattia del manager», ma può colpire tutti: donne e uomini, sportivi, insegnanti, personale sanitario, meccanici. Ma cos’è il burn-out? Edith Holsboer-Trachsler, primaria alla Clinica psichiatrica universitaria di Basilea e direttrice del Zentrum für affektive, Stress- und Schlafstörungen (Centro per i disturbi affettivi, da stress e del sonno), lo spiega così: «Il burn-out è un costrutto della psicologia del lavoro. Esso designa lo stato finale di un processo innescato da uno stress cronico.» I primi segnali di allarme sono l’incremento della prestazione lavorativa, spesso con molte ore supplementari. Seguono un senso di stanchezza generale, un calo di rendimento e motivazione, quindi disturbi psicosomatici, tra cui disturbi del sonno, dolori diffusi, cambiamenti nelle abitudini alimentari e nel comportamento sessuale. E, infine, arrivano la disperazione, la depressione e i pensieri suicidi.

Burnout Rad

Il modello di Freudenberger descrive il decorso della sindrome di burn-out in dodici fasi, sebbene nella prassi non sia sempre possibile circoscriverle.

Connotazione positiva del burn-out

Nel burn-out i fattori esterni svolgono un ruolo centrale: atmosfera di lavoro negativa, mancato riconoscimento, eccessive ore di lavoro, reperibilità permanente. Andreas Krause, professore alla Scuola superiore di psicologia applicata della Scuola universitaria professionale della Svizzera nord-occidentale, afferma che tra le concause figurano anche i nuovi approcci tesi ad aumentare la produttività: «Molte aziende guidano i loro dipendenti stabilendo obiettivi, cifre e benchmark; essi ricevono istruzioni ma nessun aiuto nel raggiungere questi obiettivi.» Il burn-out è sinonimo di depressione? «L’esaurimento è il sintomo per eccellenza di un burn-out e anche un segno caratteristico della depressione», dichiara la psichiatra Holsboer. Ma occorre fare alcune distinzioni: «I sintomi basilari di una depressione, tra cui la tristezza, la mancanza di speranza e i sensi di colpa non compaiono necessariamente in un burn-out.» Inoltre, il burn-out sarebbe legato allo «stress sul posto di lavoro e alla qualità dell’ambiente sociale circostante». In una depressione mancherebbe invece questo nesso concreto. C’è da aggiungere che il burn-out ha oggi una connotazione positiva: «Dimostra un intenso impegno nel lavoro.» Per tale motivo, secondo l’esperienza della Holsboer, molti pazienti si autodiagnosticano il burn-out.

Un individuo su cinque vive in uno stato di stress permanente

Secondo il «Job-Stress-Index 2015» della Fondazione Promozione Salute Svizzera, il 22,5 percento della popolazione attiva svizzera (oltre un milione di lavoratori) sarebbe infatti soggetto a situazioni di stress permanente sul posto di Quote lavoro. Altrettanti (22,6 percento) dichiarano di essere esauriti. Questo comporta danni individuali e anche economici: grazie a misure opportune le aziende svizzere potrebbero risparmiare ogni anno cinque miliardi di franchi. Questo è quanto evidenziato nel rapporto. «Nel complesso, lo stress, il burn-out e le depressioni comportano in Svizzera costi stimati intorno ai 19 miliardi di franchi all’anno», dichiara Thomas Mattig, direttore di Promozione Salute Svizzera. Come si previene un burn-out? «I datori di lavoro devono assumersi più responsabilità», dice Mattig. «Nella gestione della salute in azienda essi dovrebbero tenere conto anche della salute psichica.» La Holsboer è a favore di un «miglioramento delle strutture di lavoro, della promozione di una cultura dell’apprezzamento e di un rapporto equilibrato tra impiego delle risorse e risultato». Il tutto rientra tuttavia anche nella responsabilità di ogni singolo individuo. Ci si dovrebbe chiedere: «Che cosa conta di più per me: il lavoro e le cose materiali? Oppure la soddisfazione, l’autorealizzazione, la famiglia, gli amici? Ho abbastanza tempo per rigenerarmi? Devo davvero essere reperibile 24 ore su 24? La Holsboer consiglia di praticare attività fisica per migliorare la qualità del sonno. Tra le altre valide strategie figurano anche l’analisi dei problemi, l’eliminazione delle fonti di stress e il senso dell’umorismo. E, naturalmente, sarebbe meglio evitare qualsiasi abuso di alcool, nicotina e altre sostanze.

Come terapizzare un burn-out?

Quando una persona si rivolge allo studio medico con la diagnosi di «burn-out», la prima cosa da fare, secondo la Holsboer, è effettuare un accertamento psichiatrico e di medicina generale. Se i sintomi non sono così gravi basta adottare in genere misure di carattere psicologico e organizzativo per migliorare la situazione sul posto di lavoro. Per chi reagisce negativamente allo stress, ad esempio, mostrando un’apprensione, un’ansia o una disperazione eccessiva, il trattamento più indicato è la psicoterapia. Se una persona è depressa o esprime persino pensieri suicidi, è necessario ricorrere a una terapia psichiatrica ed eventualmente a degli antidepressivi. «Se possibile, i pazienti vengono curati ambulatorialmente», spiega Edith Holsboer. «In casi più gravi è indispensabile sottoporli a un trattamento stazionario.»

Testo: Artur K. Vogel