«Dobbiamo partecipare alla discussione»

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Il Rapporto sui medicamenti di Helsana fa chiarezza sull’approvvigionamento dei medicamenti. Quest’analisi, unica nel suo genere in Svizzera, descrive l’evoluzione di consumo e costi sul mercato svizzero dei medicamenti e registra un forte interesse da parte di esperti e media. In questa intervista dott. Oliver Reich, responsabile Scienze della salute di Helsana, spiega la necessità di questo rapporto e l’obiettivo di Helsana nel pubblicarlo.

Arzneimittelreport

L’obiettivo del rapporto sui medicamenti è consentire una maggiore comprensione del mercato dei medicamenti svizzero e della sua evoluzione negli ultimi anni in riferimento alle quantità e ai costi.

Il Rapporto sui medicamenti 2015 è appena stato pubblicato e ha già stimolato un’accesa discussione: esattamente come l’edizione dello scorso anno, che venne accolta con grande interesse sia dagli esperti che dai media. Come spiega questo interesse?

Oliver Reich: Quasi un quarto dei costi totali dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie è dovuto ai costi dei medicamenti. Questo è pertanto un aspetto cruciale del sistema sanitario, tra l’altro tali costi continuano ad aumentare di anno in anno.

Perché Helsana si confronta con questo tema?

Si tratta di un’evoluzione pericolosa che ci preoccupa, per questo Helsana punta i riflettori sull’approvvigionamento dei medicamenti già da molti anni, analizzando i dati disponibili provenienti dalle fruizioni di prestazioni degli assicurati. Tramite il Rapporto sui medicamenti presentiamo questi dati indicando, ad esempio, il consumo annuale di medicamenti per ciascuna fascia d’età e la frequenza di prescrizione di ciascun gruppo di medicamenti.

Ci sono altri assicuratori che approfondiscono l’argomento quanto Helsana?

No, nessuno in Svizzera se ne occupa, tranne noi. Anche solo per questo il rapporto suscita interesse: esso garantisce la trasparenza necessaria nell’approvvigionamento dei medicamenti e solleva domande importanti per stimolare la discussione. Il nostro obiettivo era proprio questo.

Helsana pubblicò la prima edizione del Rapporto sui medicamenti nel novembre 2014. Quali domande o commenti ha ricevuto in seguito?

Molti media si concentrarono sulle differenze regionali. L’acquisto di medicamenti in Svizzera romanda, ad esempio, era ben più elevato di quello registrato nella Svizzera tedesca. Altre domande rivolteci riguardavano inoltre l’acquisto di antidolorifici e psicofarmaci.

Quali sono state le reazioni alla pubblicazione?

Abbiamo ricevuto parecchi feedback da esperti e molte richieste dai media, nella maggior parte dei casi si è trattato di reazioni positive. Solo l’Associazione dell’industria farmaceutica si espresse subito negativamente, come d’altra parte ha fatto anche quest’anno. Venimmo contattati da diverse case farmaceutiche che si complimentarono per la trasparenza e la pubblicazione dei dati. Quando mi capita di parlare con università o cliniche sento dire spesso che i nostri dati sono molto utili per il loro lavoro: non ne esistono altri simili, soprattutto così dettagliati.

Il Rapporto sui medicamenti analizza esclusivamente dati di Helsana. Fino a che punto può dirsi davvero rappresentativo?

Helsana ha 1,2 milioni di assicurati nell’assicurazione di base, distribuiti in tutta la Svizzera. L’eterogeneità tra sessi, fasce d’età e regioni è molto alta. Il materiale statistico, quindi, è sufficientemente rappresentativo dell’intera popolazione. Per compensare le piccole differenze demografiche rispetto alla popolazione svizzera e rendere possibili stime complessive sulla base dei dati Helsana, tutti i set di dati confluiti nel Rapporto sui medicamenti sono stati combinati con fattori di espansione annuali pubblicati dall’Ufficio federale di statistica.

Tutti i dati provengono da Helsana. Il rapporto, però, è stato redatto da un team esterno, che ha analizzato e interpretato i dati per poi stilare il rapporto. Perché?

È un fatto di indipendenza e credibilità. Abbiamo consapevolmente scelto di collaborare con partner esterni che conoscono il mercato svizzero e hanno gli strumenti necessari sia da un punto di vista scientifico che tematico. L’Ospedale universitario di Basilea (USB) e l’Istituto di Medicina Farmaceutica (ECPM) dell’Università di Basilea si sono rivelati partner perfetti per la loro competenza sia nel settore farmacologico che in quello economico-sanitario.

Il Rapporto sui medicamenti identifica anche i medicamenti che generano i costi maggiori. Quali sono?

Reich Sono di gran lunga i medicamenti per immunoterapia e terapia contro il cancro, ormai è così da molti anni. Costano moltissimo ma servono a un numero limitato di persone. I costi per paziente, quindi, sono enormi. Salta all’occhio l’aumento costante e intenso dei medicamenti per la terapia contro il cancro, perché in questo campo vengono lanciati regolarmente sul mercato nuovi e costosi prodotti. Nella classifica dei costi generati da medicinali, il secondo gruppo è quello degli antidolorifici. Qui i costi elevati non dipendono dal prezzo, bensì dalla quantità. L’evoluzione demografica non farà che intensificare questa tendenza. Viviamo sempre più a lungo e l’età porta con sé disturbi di salute.

La crescita dei costi per i medicamenti è inevitabile?

Le cose non possono andare avanti così. Il processo di formazione dei prezzi deve essere completamente ripensato. Se ogni innovazione fa salire alle stelle i costi rispetto alle soluzioni esistenti, come succede ad esempio nella terapia contro il cancro, prima o poi giungeremo al limite della nostra capacità di finanziamento. E a quel punto non tutti potranno accedere ai migliori medicamenti perché non potranno più permetterseli. Un razionamento, in altre parole. E vogliamo evitarlo a tutti i costi.

Che cosa si può fare, quindi, per arrestare questa corsa al rialzo dei costi?

Non si presta ancora abbastanza attenzione al rapporto costi-utilità. Spesso nemmeno si sa se un nuovo preparato innovativo offrirà davvero gli effetti benefici desiderati. In realtà solo un numero limitato di nuovi medicamenti detiene la maggior parte del valore aggiunto nella terapia, tali medicamenti sono tuttavia sul mercato e vengono prescritti. C’è poi da chiedersi perché le innovazioni debbano essere automaticamente più care del prodotto già presente sul mercato. Queste non dovrebbero invece fare diminuire il prezzo del preparato esistente, che perde così valore? In altri settori, le innovazioni introdotte sul mercato scalzano i vecchi prodotti, che di conseguenza scendono di prezzo per restare competitivi. È così che funziona il mercato, di solito. Questi meccanismi dovrebbero valere anche per i medicamenti, perlomeno bisognerebbe avviare una discussione in tal senso.

Chi sono le parti chiamate in causa?

L’industria farmaceutica, e in egual misura anche la Confederazione e la politica. L’accesso libero e rapido ai medicamenti per tutti, indipendente dal reddito e da altri criteri, è un pilastro chiave del nostro sistema. Inoltre dobbiamo partecipare alla discussione nella società chiedendoci come va soppesato il valore nel settore farmaceutico. Dovremmo anche essere critici nei confronti dei nostri meccanismi di omologazione. Perché non concedere ai nuovi medicamenti un accesso temporaneo di due anni per stabilire se essi apportano veramente i benefici propagandati? Se non è così, dovrebbe essere data l’alternativa tra una forte riduzione del prezzo e il ritiro dal mercato. Oggi l’Elenco delle specialità include, in parte, anche medicamenti senza evidenza clinica, che vengono prescritti. Nel Rapporto sui medicamenti di quest’anno menzioniamo un esempio concreto: il solfato di condroitina. Medicamenti come questo non fanno altro che generare costi e potrebbero essere completamente eliminati dall’Elenco.

E i generici? Non servono a ridurre i costi?

Certo, peccato che la quota dei generici in Svizzera sia solo del 15 per cento mentre la media nei Paesi OCSE ammonta al 50 per cento. Germania e Inghilterra arrivano addirittura all’80 per cento. Vi è quindi ancora molto potenziale da sfruttare in questo campo.

Gli autori

Il Rapporto sui medicamenti è stato stilato da Fabienne Biétry, dott.ssa Nadine Schur, dott.ssa Alena Pfeil, dal docente privato dott. Matthias Schwenglenks e dal prof. dott. Christoph Meier dell’Ospedale universitario di Basilea (USB) e dell’Istituto di Medicina Farmaceutica (ECPM) dell’Università di Basilea. Tutti gli autori sono laureati in materie scientifiche, farmacia, sociologia o scienze politiche e hanno esperienza in campo sanitario. Pascal Egger, programmatore dell’Università di Basilea, ha collaborato con gli autori. Il docente privato dott. med. Balthasar Hug e il prof. dott. med. Niklaus Friedrich, primari dell’Ospedale universitario di Basilea, hanno redatto contributi per il Rapporto sui medicinali. Il dott. Oliver Reich, responsabile del reparto Scienze della salute, e l’economista sanitario Mathias Früh hanno seguito il rapporto per conto di Helsana.

Il Rapporto sui medicamenti 2015 di Helsana

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