La ricerca da sola non basta per guarire

Alice Fiorentzis, 10.06.2015

La Svizzera è ai vertici mondiali quanto a innovazione, ma questo non basta per restare in testa alla classifica. Il Consiglio d’amministrazione e la Direzione generale di Helsana hanno capito dall’esempio della clinica universitaria di Heidelberg l’importanza delle cooperazioni per un sistema sanitario efficiente e all’avanguardia.

Strategie / Forschung

Nel Comitato tumori della clinica universitaria di Heidelberg, i medici discutono il decorso della malattia ed elaborano una proposta di terapia personalizzata. Fonte: Philipp Benjamin

La maggior parte delle malattie non contagiose, come ad esempio il diabete, sono ancora inguaribili nonostante gli enormi progressi della medicina moderna. Si tratta infatti di patologie croniche che vanno curate tutta la vita. In un’epoca di risorse limitate è un tema che interessa sempre di più gli assicuratori malattia, anche perché il numero di ammalati cronici, la quota di anziani e le aspettative di vita aumentano continuamente.

Sorge quindi una domanda legittima: per quanto tempo l’innovazione sarà economicamente sostenibile, se sempre più persone ne sono interessate per un periodo sempre più lungo? Helsana non ha dubbi: non rinuncerà all’innovazione. I nostri assicurati devono avere accesso alle tecnologie più moderne e approfittare dei metodi di cura più attuali. Ma ne deve valere la pena. Per i pazienti, senza penalizzare la qualità della vita. Per il sistema, senza ipotecare le prospettive delle generazioni future.

La Svizzera offre condizioni ottimali per l’innovazione e occupa a livello internazionale una posizione di punta. Per poter essere anche in futuro ai primi posti, dobbiamo sapere in che cosa consiste l’innovazione di domani. Il Consiglio d’amministrazione e la Direzione generale di Helsana si sono messi alla ricerca e hanno trovato una risposta nella clinica universitaria di Heidelberg e presso il Centro tedesco per la ricerca sul cancro (DKFZ) che vantano due premi Nobel e in cui si applica un nuovo concetto di medicina.

Un primario per più ospedali

La clinica universitaria di Heidelberg è il più importante fornitore di prestazioni sanitarie della regione Reno-Neckar. Il 70 per cento della popolazione di Heidelberg e il 40 per cento del bacino d’utenza limitrofo si fa curare in questa struttura. Il fiume Neckar separa la città dalla clinica universitaria. Gli istituti e le cliniche del campus sanitario sono disposti a cerchio e collegati tra di loro mediante passaggi sotterranei che consentono a pazienti e personale di spostarsi rapidamente. Il paziente è posto al centro. I profitti ottenuti grazie a una gestione oculata vengono reinvestiti a favore dei pazienti, ad esempio nella costruzione di nuovi istituti o nell’ampliamento di strutture esistenti. In futuro si vuole espandere ulteriormente il campus in orizzontale e in altezza. Il concetto medico applicato a Heidelberg prevede un livello massimo di cura presso la clinica universitaria e interventi standard di medicina di base negli ospedali regionali. I primari sono responsabili allo stesso tempo di più ospedali, il che accorcia gli iter di attuazione e comunicazione.

Cure su misura per i pazienti affetti da cancro

A Heidelberg viene data grande importanza all’oncologia. In questo settore la clinica universitaria intrattiene una stretta collaborazione con il Centro tedesco per la ricerca sul cancro (DKFZ). Con i suoi 3500 collaboratori il DKFZ concentra la sua ricerca nel campo dell’oncologia personalizzata. «Nonostante terapie mirate, oggi otteniamo differenze di risultati ancora troppo marcate nella cura di tumori uguali almeno nella denominazione», dichiara il Prof. Dr. Dr. h.c. Otmar D. Wiestler, presidente del Comitato direttivo del DKFZ. Una situazione che costa risorse e preziosi anni di vita dei pazienti. I dati che emergono dalle ricerche genetiche portano alla conclusione che la diagnosi tumorale deve essere più individuale e il trattamento necessariamente su misura. Infatti, se decifrato geneticamente, ogni tumore è unico.

La posizione dei medici di Heidelberg è univoca: la ricerca da sola non aiuta molto il paziente. Soprattutto in oncologia dove il fattore tempo è determinante, si vuole agire velocemente. Per questo motivo Heidelberg punta sul transfer cognitivo. I più recenti risultati della ricerca devono essere portati al letto del paziente il più rapidamente possibile.

Dipende dalla velocità

A Heidelberg il transfer si effettua in due fasi. La prima fase è stata avviata con la fondazione del Centro Nazionale per le Malattie Tumorali (NCT) di Heidelberg. Questa istituzione congiunta del Centro tedesco per la ricerca sul cancro e della clinica universitaria di Heidelberg è il primo interlocutore per tutti i pazienti affetti da cancro di Heidelberg e consente a molti interessati di partecipare a studi clinici. L’NCT applica un approccio interdisciplinare: il caso di ogni paziente viene discusso da specialisti di varie branche della medicina per poter elaborare la terapia migliore possibile. Il campus rende possibile questa modalità.

La seconda fase si occupa di tradurre in pratica i risultati clinici validati. Il Prof. Dr. Walter E. Haefeli, farmacologo clinico della clinica universitaria di Heidelberg, mostra quante cose possono andare storte nella prassi. Gli studi dimostrano che solo il 3 per cento dei genitori somministrano in maniera corretta i medicinali ai loro figli. Sovradosaggi, controindicazioni, errori nella documentazione sono purtroppo all’ordine del giorno. A cosa serve la ricerca se poi non viene applicata come si deve? Uno strumento elettronico chiamato AiD Klinik offre aiuto in questo ambito e semplifica l’uso dei medicamenti prescritti per pazienti e medici. Nel complesso questo sistema riduce il tasso di complicanze del 50 per cento.

A Heidelberg la velocità è un elemento centrale, come si percepisce non solo dai passaggi sotterranei e dalle posizioni Szucs und Schmutz di primario per più ospedali. Secondo il Prof. Wiestler è evidente che insieme si è più rapidi che da soli. Per questo motivo a Heidelberg non si può più prescindere dalle cooperazioni perché accelerano di molto la catena dell’innovazione. «Le cooperazioni aumenteranno ulteriormente, perché oggi nessun partner può sostenere da solo la complessa catena dell’innovazione della medicina», aggiunge il Prof. Wiestler. Il DKFZ resta comunque realistico: le innovazioni sono costose. Gli studi devono essere programmati in modo tale che i trattamenti comprovati siano dispensabili e rimborsabili in un futuro non troppo lontano. Risulta pertanto importante coinvolgere gli assicuratori malattia già all’inizio della catena dell’innovazione.

Sovvertire le rigide strutture dirigenziali e assicurare l’accesso

Se si tratta di accelerare i processi di innovazione in Svizzera, il Prof. Dr. med. Thomas D. Szucs, presidente del Consiglio d’amministrazione di Helsana, vede un grosso problema di governance. Ispirato dal concetto di gestione di Heidelberg, ritiene che molti centri di ricerca svizzeri abbiano avuto paura di instaurare partnership pubbliche o private. La causa è da attribuire, secondo Szucs, al timore degli istituti di dover rinunciare alla propria indipendenza accademica. Basterebbe uno sguardo a Basilea, polo farmaceutico per eccellenza, per riconoscere che il potenziale non è assolutamente esaurito.

Come sottolinea Daniel H. Schmutz, CEO di Helsana, il sistema sanitario svizzero si distingue soprattutto per il migliore Gruppenbild accesso al mondo all’assistenza medica. Occorre innanzitutto conservare questa peculiarità. «In materia d’innovazione alla Svizzera manca il coraggio di lanciarsi in grandi imprese», dichiara Schmutz. Attuare cambiamenti radicali è difficile. Ciò è legato al fatto che il nostro sistema ha una struttura decentralizzata, per cui molto avviene a livello locale. Una caratteristica che ha dei lati positivi, ma che nei temi sovracantonali comporta un ritardo rispetto ad altri sistemi sanitari. Per gli assicuratori malattia è importante ridurre i falsi incentivi. Solo così si può mettere al centro il paziente e trovare un comune denominatore di tutte le parti in causa. «Con la nostra nuova strategia abbiamo creato le condizioni idonee, in futuro vedremo sempre di più le cose con gli occhi dell’assicurato.»

L’innovazione a una svolta

La ricerca da sola non garantirà più a lungo alla Svizzera di eccellere. Mentre una volta l’innovazione veniva equiparata alle scoperte farmaceutiche, un domani sarà innovativo colui che riuscirà ad applicare le novità nella pratica. L’esempio di Heidelberg mostra che non è la grandezza ad assicurare a lungo termine l’esistenza di una clinica che si prodiga nell’interesse dei pazienti, bensì le strade brevi e i processi ben concepiti. Le partnership sono alla base di questa idea. Ne consegue che le dipendenze tra i vari attori del settore sanitario sono più un opportunità che un ostacolo.

Ricerca antesignana

Il Prof. Harald zur Hausen, vincitore del premio Nobel e precursore della vaccinazione contro il tumore al collo dell’utero, ci Prof Dr med Thomas Szucs
ricorda che sebbene negli ultimi anni sia calata la mortalità per cancro grazie a nuove possibilità terapeutiche, continuano ad aumentare i casi di tumore. Anche nella prevenzione si attendono dalla ricerca maggiori innovazioni.

Prof. Dr. med. Dr. h.c. Harald zur Hausen, vincitore del premio Nobel per la medicina (a destra), a colloquio con il Prof. Dr. med. Thomas D. Szucs, presidente del CdA di Helsana. Fonte: Alice Fiorentzis, Helsana

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