«Abbiamo dato segnali forti»

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Le esigenze dei clienti e dei pazienti sono in costante mutazione, e con loro anche la medicina. Risulta così tanto più importante lo scambio tra i diversi partner nel sistema sanitario. Thomas D. Szucs, professore in medicina farmaceutica e presidente del Consiglio d’amministrazione di Helsana, dà uno sguardo all’anno che sta volgendo al termine e mostra come Helsana affronta le diverse sfide.

Strategie Szucs
Come medico Thomas D. Szucs tocca con mano l’importanza dello scambio tra i diversi partner nel settore sanitario.

Foto: Christian Schnur

Thomas D. Szucs, com’è stato il 2013 per Helsana?

Helsana ha rafforzato il suo ruolo di leader sul mercato. Con il lancio di PRIMEO abbiamo dato un segnale importante al mercato delle assicurazioni e dei fornitori di prestazioni, abbiamo mostrato che l’innovazione nel sistema sanitario non deve limitarsi alle prestazioni mediche e farmaceutiche. Come co-fondatori della nuova associazione di assicuratori malattia curafutura abbiamo inoltre dato un nuovo orientamento al nostro lavoro associativo e un importante segnale politico.

Perché la creazione di curafutura contemporaneamente all’uscita da santésuisse?

Abbiamo perso la fiducia nell’associazione precedente. Negli ultimi anni la fiducia nella collaborazione interna all’associazione si è erosa alla stregua della percezione dell’associazione da parte di importanti attori nel sistema sanitario. Il nostro impegno pluriennale all’interno delle strutture esistenti ai fini di uno sviluppo ulteriore non ha trovato terreno fertile. Abbiamo dovuto trarne le conseguenze. Pertanto insieme a tre altri assicuratori malattia, giunti alla nostra stessa conclusione, abbiamo dato vita a curafutura quale nuova piattaforma costruttiva atta a rappresentare gli interessi del nostro settore.

I critici sostengono che la fondazione di questa nuova associazione tiri l’acqua ai mulini dei sostenitori della cassa unica in quanto spaccherebbe in due il settore.

Se fossi un sostenitore della cassa unica affermerei lo stesso. Ma questa critica lascia il tempo che trova. Ogni altro settore nel sistema sanitario si basa su diverse associazioni. Perché dovrebbe essere un problema per gli assicuratori malattia qualcosa che è usuale per i medici, i fisioterapisti, gli ospedali e l’industria farmaceutica? curafutura è stata accolta bene da importanti attori nel sistema sanitario. Sono convinto che curafutura giovi al settore nel suo complesso poiché mette in moto una dinamica di cambiamento positiva.

A proposito di cambiamento: la sua attività professionale principale è quella di professore in medicina farmaceutica. Tuttavia, provvisoriamente svolge anche la sua professione originaria di medico d’ospedale. Perché?

Sfrutto l’anno sabbatico concessomi dall’Università di Basilea per lavorare nuovamente «al fronte» della medicina. Avrei potuto scrivere un libro o intraprendere un viaggio di studio, ma non ne avevo voglia. Mi avrebbe interessato di più un’attività presso un’autorità internazionale addetta all’omologazione dei medicamenti – uno sguardo dietro le quinte dell’agenzia europea per i medicinali o l’FDA negli Stati Uniti. Ma questo purtroppo non era conciliabile con i miei impegni. Così sono rimasto nelle vicinanze e da quest’estate lavoro nella clinica Hirslanden a Zurigo, dove avevo iniziato a lavorare da giovane medico.

Come beneficia Helsana del fatto che il suo presidente è anche medico e professore di medicina farmaceutica?

Helsana rimborsa ai suoi clienti circa 100 milioni di franchi ogni settimana. Pertanto non possiamo ignorare i processi relativi alle prestazioni. Dobbiamo sapere come funziona alla base l’azienda medica, come pensa e come lavora. Strategie Szucs Video Tuttavia non voglio neanche sopravvalutare l’utilità del mio anno sabbatico per Helsana. Vedo solo una piccola parte di un’azienda di grandi dimensioni e con numerose sfaccettature. D’altro canto così si crea una maggiore comprensione reciproca. Mi auguro che i fornitori di prestazioni, i politici e le autorità regolatrici diano un’occhiata anche da noi. Molti decisori non sanno neanche quanto faccia un assicuratore malattia. Viceversa, anche gli assicuratori dovrebbero dare uno sguardo dietro le quinte di altri attori del sistema sanitario.

Un classico problema dei punti di collegamento.

Non mi piace questo termine perché denota piuttosto una separazione anziché una comunità. Preferisco parlare della struttura dei passaggi perché dà l’idea di collegamento. Proprio nel nostro sistema sanitario liberale è importante che i diversi attori riescano a collaborare in maniera partenariale. Il partenariato inizia con la conoscenza di cosa fa l’altro e perché.

Nei compiti principali di un’assicurazione malattia rientra anche la sorveglianza dei fornitori di prestazioni al fine di tener sotto controllo i costi.

Chi percepisce una prestazione parte dal presupposto che questa sia corrisposta secondo scienza e coscienza. In qualità di assicuratore malattia abbiamo il compito di controllare la qualità del processo relativo al conteggio e alle prestazioni. In questo modo garantiamo che il denaro proveniente dai premi sia impiegato in maniera appropriata. I nostri clienti si aspettano da noi che li tuteliamo dal rischio finanziario di malattia e infortunio e che manteniamo il controllo sui costi sanitari. Un controllo delle fatture affidabile è una delle nostre attività chiave. A taluni questo può sembrare spiacevole, ma così funziona il nostro sistema sanitario. È un sistema di controlli reciproci. Ed è proprio questo a renderlo uno dei migliori al mondo. Il settore delle assicurazioni malattia contribuisce in maniera determinante a questo successo.

Se si ascoltano i politici e i media però sorgono dubbi al riguardo. Una nuova legge sulla vigilanza è attualmente oggetto di discussione e parallelamente si discute addirittura circa una possibile statalizzazione dell’assicurazione di base. Cosa ne pensa?

Siamo un vigilante forte. Sosteniamo regole più chiare e una maggiore trasparenza nel nostro settore. A tale scopo però non serve una nuova legge; questo lo si può regolare anche nella LAMal. La statalizzazione del nostro sistema sarebbe un’impresa cara e rischiosa che non risolve alcun problema politico-sanitario. Una cassa monopolistica statale priva le persone della loro libertà di scelta dell’assicuratore malattia. Gli Svizzeri però vogliono decidere presso chi assicurare se stessi e la loro famiglia. Questo pone la nostra azienda sotto pressione, ma non mi dispiace perché ci motiva altresì a dare sempre il meglio.

Vi sono fornitori di prestazioni che sono seccati dal fatto che gli assicuratori malattia cerchino di dare il meglio – anche nei controlli.

I fornitori di prestazioni che la pensano così hanno un atteggiamento miope. Con assicuratori organizzati a livello statale sarebbero – come gli assicurati – alla mercé dei monopolisti. Non ci sarebbero più partenariati di ospedali e reti di medici con gli assicuratori di loro scelta poiché gli assicurati non avrebbero più la libertà di scegliere. La statalizzazione dell’assicurazione malattia sarebbe il primo passo verso la statalizzazione dell’intero sistema sanitario. I medici diventerebbero impiegati statali. Non posso immaginare che questa categoria professionale sia davvero pronta ad abbracciare una tale prospettiva di lavoro.

Qual è l’impegno della direzione di Helsana contro tale iniziativa?

Ci impegniamo laddove desiderato e ragionevole. È importante che noi assicuratori malattia affrontiamo in maniera aperta la discussione. In particolare dobbiamo mostrare ai fornitori di prestazioni che cosa rischiano con la statalizzazione e che in fin dei conti ne va della qualità dell’approvvigionamento del nostro sistema sanitario. La cosa più importante per Helsana è però che i collaboratori svolgano il loro lavoro ineccepibilmente nei confronti del cliente. I clienti di Helsana soddisfatti non vogliono una cassa unica.

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