Panoramica

Il secondo parere spiegato dal Dott. Carrel

In quali casi è opportuno chiedere il secondo parere medico e come prepararsi a una tale eventualità? Un’intervista al cardiochirurgo Thierry Carrel dell’Inselspital di Berna.

Il cardiochirurgo Thierry Carrel è uno degli esperti di Helsana addetti al secondo parere. È direttore presso la clinica Malattie Cardiovascolari all’Inselspital di Berna e medico accreditato alle cliniche Hirslanden di Aarau e Berna.

Dott. Carrel, in quali casi è opportuno chiedere un secondo parere dopo un primo consulto?

Quando prima di un intervento non si è del tutto compreso ciò che ha proposto il medico, quando si dubita della necessità di un trattamento o se si ha l’impressione che si stiano prendendo decisioni troppo affrettate.

Quale importanza riveste il secondo parere medico nella cardiochirurgia?

La richiesta di un secondo parere è particolarmente frequente in caso di cardiopatie. Il motivo? Spesso, i pazienti cardiopatici non accusano sintomi, anche se la patologia è già avanzata e a volte rappresenta forse anche una seria minaccia. Non vedono quindi la necessità di un intervento.

In cosa consiste l’aiuto che lei dà quale medico addetto al secondo parere?

Cerco sempre di spiegare in modo chiaro agli interessati il complesso argomento e di convincerli a sottoporsi all’intervento. Nella maggior parte dei casi la questione non è se sottoporsi o meno a un intervento, bensì decidere il metodo con cui eseguirlo – ad esempio uno stent o un bypass. Con il paziente parlo dei rischi, dei vantaggi e degli svantaggi come anche delle possibilità di successo. Spesso i pazienti apprezzano il fatto che mi prenda il tempo di spiegare loro la malattia di cui soffrono e di dare loro alcune nozioni di base sul funzionamento del cuore.

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E se lei la pensa diversamente dal medico che ha espresso il primo parere?

Io do una raccomandazione secondo scienza e coscienza. Non è mia intenzione fidelizzare il paziente né dare ragione o torto al suo medico. Se sono di un altro parere, consiglio al paziente di prendersi un po’ di tempo per pensarci – sempre che l’intervento non sia urgente. Il medico di famiglia può aiutarlo a decidere informandosi presso i suoi colleghi sulla competenza di entrambi gli specialisti e sulla reputazione delle cliniche in cui questi lavorano. Oggi è più facile ottenere informazioni del genere.

Con quale frequenza un secondo parere medico diverge da quello del primo medico curante?

Il mio secondo parere avalla il primo parere nel 90 per cento dei casi circa. Per essere precisi, questa percentuale si applica ai casi in cui il secondo parere serve a confermare l’utilità dell’intervento. Per quanto riguarda il metodo, il primo parere viene avallato nel 70-80 per cento dei casi. Sono fermamente convinto che non si debba decantare ai pazienti un metodo di intervento come se si trattasse di uno strumento promozionale. Dando un secondo parere, mi succede a volte di consigliare un trattamento che non rientra nel mio campo specialistico. Posso raccomandare, ad esempio, un intervento con catetere anziché un’operazione al cuore. Ognuno dovrebbe riconoscere i propri limiti.

Come si deve preparare il paziente al colloquio per il secondo parere?

Deve inviare al medico addetto al secondo parere prima dell’appuntamento tutti gli incartamenti, non solo il rapporto o il reperto del suo medico, ma anche le ecografie o le tomografie computerizzate fatte. Ciò permette al medico di prepararsi per bene. In più, il paziente dovrebbe portare alla visita una lista di domande, in maniera tale da poter chiarire tutti gli ultimi dubbi e le eventuali incertezze. Altrettanto importante è farsi accompagnare da una persona fidata, così che ci sia qualcuno che ascolti da una prospettiva diversa da quella del paziente.

Si può richiedere al primo medico la propria documentazione?

Sì, ma occorrerebbe anche dirgli ad ogni modo che se ne ha bisogno per un secondo parere medico perché si ha qualche dubbio – ad esempio, per quel che riguarda un trattamento proposto. In questo modo si è trasparenti e si evitano malintesi. Se il cliente vuole trasparenza, anch’egli deve essere sincero il più possibile con il medico.

Non c’è quindi bisogno di preoccuparsi che il primo medico curante si offenda?

No. I medici sanno che i pazienti sono oggi molto più informati che in passato. Un medico che non vede l’utilità del secondo parere medico non è più al passo con i tempi.

Il secondo parere è quindi un fenomeno dei tempi di oggi?

In un certo senso, sì. Ad ogni modo, vent’anni fa questa opzione non c’era. Oggi, i pazienti tendono a consultarsi tra di loro riguardo a un intervento, a informarsi sui giornali o su Internet, scovando cifre circa la probabilità di riuscita e le percentuali di rischio. Ciò può creare in loro dubbi, soprattutto nel caso di grossi interventi.

E cosa consiglia lei al paziente dopo il colloquio con il medico addetto al secondo parere?

Se l’intervento non è urgente e se il paziente non è in pericolo, deve prendersi un po’ di tempo per riflettere prima di decidere. Dovrebbe esaminare tutte le opzioni con calma e non farsi mettere fretta da un medico.

Intervista: Daniela Diener

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